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Scialolitiasi nel gatto con insufficienza renale cronica

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La calcolosi salivare nel gatto, può presentarsi come complicazione dell’insufficienza renale dal secondo stadio della malattia, quando l’organismo inizia a disidratarsi e i reni iniziano ad avere difficoltà a smaltire gli acidi urici, che rimanendo in circolo possono aggregarsi ai sali di calcio e  magnesio, contribuendo a formare il calcolo.

Si tratta di una patologia subdola, poiché i primi sintomi possono passare inosservati, mentre è fondamentale intervenire tempestivamente per prevenire l’ostruzione del dotto e la conseguente infiammazione della ghiandola.

Alla base della patologia c’è la disidratazione dell’organismo, che diminuisce la quantità e la densità della saliva. Nei primi stadi dell’IRC, il gatto tenta istintivamente di compensare bevendo molto, ma con la progressiva diminuzione della funzionalità renale, questo non è più sufficiente ad evitare la disidratazione, soprattutto nella stagione calda. L’estate, specie in caso di ondate d’afa, può scatenare la scialolitiasi e lo stesso può fare un’alimentazione di cattiva qualità o con troppo cibo secco.

Una scialorrea anche minima in un gatto affetto da insufficienza renale cronica dovrebbe immediatamente indurre il proprietario ad un controllo, che può cominciare anche a casa, se l’animale collabora, con l’ispezione della bocca e la palpazione esterna dal mento lungo la mandibola, il collo e dietro le orecchie.

Scialolitiasi nel gatto con insufficienza renale cronica

Il problema della diagnosi

La scialolitiasi è più frequente nei cani: questo porta spesso i veterinari meno esperti a non riconoscere immediatamente la patologia nel gatto. Il mucocele parotideo, in particolare,  può essere scambiato per un ascesso, ma a differenza di questo, l’animale non accusa dolore e raramente tende a grattarsi (cosa che fa invece con l’ascesso, perché cerca istintivamente di aprirlo e drenarlo).

Altro errore possibile, è scambiarlo per un tumore, ma a differenza di questo, la scialoadenite compare nello spazio di poche ore (la saliva si forma abbastanza rapidamente). Una pratica comune di fronte ad un’escrescenza che il veterinario non riesce ad identificare è quella di pungerla o peggio aspirarla, ma attenzione: si tratta di pratiche ad alto rischio (del quale spesso il proprietario non viene preventivamente informato) di scatenare un’infezione, con coinvolgimento del linfonodo e conseguente drastico peggioramento dell’infiammazione della parotide e dell’orecchio perché, anche con la disinfezione dell’area, possono introdurre batteri dall’esterno.

L’aspirazione in particolare, che viene eseguita con un ago di grosse dimensioni, non solo non allevia il problema (la saliva aspirata si riforma in poche ore), ma rischia di creare una lesione permanente e inguaribile nella ghiandola stessa. E’ altamente sconsigliabile effettuare anche una minima incisione della ghiandola, su un animale IRC, anziano, debilitato o immunodepresso: in questi casi è preferibile ricorrere ad un’ecografia per indagare, anche se la posizione del calcolo non è sempre individuabile. L’alternativa (più efficace ma che richiede anestesia totale), è una Tac del cranio.

Scialolitiasi nel gatto IRC Prevenzione e terapia

Il sacrosanto detto “prevenire è meglio che curare”, vale particolarmente nel caso della scialolitiasi, poiché nella medicina allopatica veterinaria, una vera e propria cura non esiste.

La terapia farmacologica consiste nella somministrazione di antibiotico e cortisone per cercare di ridurre l’infiammazione e l’infezione, ma in molti casi i benefici sono minimi o nulli, mentre gli effetti collaterali, specie su un animale affetto da insufficienza renale, sono pesanti. Per la scialolitiasi umana esiste una terapia ad onde non invasiva (litotrissia), che però non viene applicata in veterinaria. Il solo approccio risolutivo è quello chirurgico, con la rimozione del calcolo nel migliore dei casi (per esempio in caso di ranula) o l’asportazione dell’intera ghiandola, nel peggiore: si tratta in entrambi i casi di interventi in anestesia totale. L’asportazione della ghiandola è un’operazione lunga e molto demolitiva: statisticamente, per fare un esempio, circa il 30% degli interventi di asportazione della parotide ha come conseguenza la paralisi del nervo facciale dal lato coinvolto. Va inoltre considerato che su un animale anziano, o con un quadro renale compromesso, un’anestesia totale potrebbe essere impraticabile. Tuttavia, se il mucocele crea difficoltà respiratorie, o c’è rischio di rottura del dotto salivare, la chirurgia diventa purtroppo l’unica soluzione. Ecco perché la prevenzione è fondamentale: nel cane, è bene evitare di creare possibili traumi alla bocca (a dispetto del luogo comune, farlo giocare con rami o bastoni è pericoloso).

 

Se il gatto o il cane soffrono di insufficienza renale, bisogna impedire la disidratazione, soprattutto negli animali anziani e nel periodo estivo. Se avete un cane o gatto IRC, ed è arrivo un’ondata di caldo, è bene eliminare del tutto il cibo secco (anche Renal) e concordare con il veterinario la somministrazione di flebo: NON ASPETTATE di vedere i tipici i segni della disidratazione (mucose secche, occhi infossati, pelo arruffato ecc.), perché il calcolo potrebbe presentarsi molto prima. Un animale IRC, anche se beve di continuo, si disidrata con il caldo, se mangia crocchette o se lo stadio della malattia è avanzato: evitarlo è la migliore forma di prevenzione della scialolitiasi.

Se il danno ormai è fatto, si può tentare una dissoluzione, o almeno una riduzione del calcolo alternando durante la giornata, l’omeopatico Calcarea Carbonica, con la tisana di erba spaccapietra, oltre come detto, alle flebo; è caldamente consigliabile aggiungere anche il Protocollo Heel.

Se il calcolo è di piccole dimensioni e si interviene rapidamente, il problema può essere risolto, o almeno contenuto, riportando la saliva alla giusta densità: è essenziale evitare che l’ostruzione cresca fino a bloccare il dotto salivare.

Se l’IRC non è in stadio avanzato, si può alternare la Calcarea con il suo acuto, Belladonna (il cui dosaggio va però stabilito da un veterinario omeopata) e somministrare un blando drenante.

L’erba spaccapietra può essere utilizzata anche come prevenzione insieme alle flebo, mentre per la Calcarea occorre avere cautela in caso di somministrazioni prolungate, perché può causare problemi urinari: bisogna quindi cercare di controllare, per quanto possibile, se la quantità di urina, dopo alcuni giorni di somministrazione, subisce una diminuzione significativa. In tal caso è bene sospendere l’omeopatico per qualche giorno.

Scialolitiasi quando interessa la parotide | Igiene dell’orecchio

Se la scialolitiasi interessa la parotide occorre un’igiene quotidiana dell’orecchio, tenendo presente che è un’operazione diversa dalle normali pratiche di pulizia: l’infiammazione può provocare la perforazione del timpano che spesso, a causa della compressione e del cerume, non è visibile nemmeno dall’otoscopio del veterinario, quindi bisogna assolutamente evitare l’uso di qualunque sostanza (detergenti appositi o anche semplice olio) che potrebbe penetrare in profondità nel condotto uditivo. Il cerume va asportato esclusivamente con della carta morbida e pulita (da cucina o carta igienica), meglio se molto assorbente. Se l’animale è poco collaborativo, o si ha poca dimestichezza con questo tipo di pratica, limitarsi alla pulizia del solo padiglione e dell’esterno.

Per aiutare il cerume a distaccarsi, soprattutto dal pelo, si può usare un punta di cucchiaino di burro di karitè, massaggiandolo all’interno del padiglione e alla base, lasciandolo agire per un minuto e poi asportando con la carta: il cerume rappreso si ammorbidirà, evitando dolorosi strappi.

Per gli animali a pelo lungo, è consigliabile rasare a mano o accorciare con delle forbicine per bambini, il pelo alla base dell’orecchio. Solo se il paziente è docile e il proprietario sa effettuare la normale detersione dell’orecchio, si può tentare di pulire (con estrema cautela!) anche la parte alta del canale uditivo.

Per farlo bisogna formare due o tre coni di carta, non troppo stretti, lunghi circa mezzo pollice: una volta pulito il padiglione, introdurne uno molto lentamente e delicatamente nell’orecchio, fermandosi immediatamente appena l’animale piega la testa o manifesta in qualunque modo fastidio, poi girarlo, sempre con cautela, in modo da assorbire sporco e saliva, estrarlo e ripetere l’operazione con uno pulito.

In caso di mucocele questa operazione può essere necessaria anche due volte al giorno. Esaminate sempre l’essudato per vedere se ci sono variazioni (se il liquido giallo da trasparente diventa torbido, vuol dire che si è formato del pus).

Quando il mucocele si infetta

Se il mucocele si infetta (soprattutto se la ghiandola è stata aperta), il gonfiore aumenta rapidamente, così come la secrezione auricolare e il cattivo odore, che diventa percettibile anche a distanza dall’animale. La ghiandola diventa dolente al tatto e compare la febbre: in questo caso alla terapia omeopatica va associato un antibiotico, fino a che il gonfiore diminuisce. Occorre evitare che l’animale strofini la testa su mobili e oggetti anche sporadicamente, o peggio ancora che si gratti, perché la pelle tesa può aprirsi molto facilmente con elevato rischio di formazione di un ascesso. Se necessario, ricorrere al collare elisabettiano, specie quando l’animale rimane incustodito.

Calcoli salivari nel cane e nel gatto Prevenzione e Terapia

Articolo scritto da Katia Chiusino 

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