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Calcoli salivari nel cane e nel gatto Prevenzione e Terapia

Calcoli salivari nel cane

La calcolosi salivare (o scialolitiasi), nel cane e nel gatto, è una patologia causata da un’alterazione delle ghiandole salivari, che porta ad una diminuzione della produzione di saliva e ad un aumento della sua densità. Una saliva più viscosa causa la formazione di aggregati solidi (calcoli) di dimensioni più o meno grandi, che possono sedimentarsi nelle ghiandole o nei dotti salivari ostruendoli del tutto o in parte, causando gonfiore e infiammazione (scialoadenite).

Calcoli salivari nel cane e nel gatto

La scialoadenite può avere diverse cause:  I calcoli sono la più la causa più frequente

  • Traumi da morso contusivi o da masticazione (ad esempio nei cani che addentano bastoni o giocattoli duri)
  • Infezioni dentarie
  • Patologie metaboliche o autoimmuni

Colpiscono più spesso i cani, tuttavia nei gatti possono comparire come conseguenza della stomatite e soprattutto dell’insufficienza renale cronica: la principale causa dell’addensamento della saliva, che porta alla formazione dei calcoli, è la disidratazione, che compare e peggiora con il diminuire della funzionalità renale. Denti in cattivo stato e periodi di forte caldo costituiscono ulteriori fattori di rischio.

Mucocele | Sialocele nel cane e gatto

La scialolitiasi colpisce animali anziani e immunodepressi, ma anche soggetti giovani, soprattutto se alimentati con cibo di scarsa qualità e troppo mangime secco, che causano costante disidratazione e intossicazione. Se non curata in tempo può avere pesanti e in alcuni casi fatali complicazioni: l’infiammazione, specie in presenza di calcoli che ostacolano il flusso della saliva, ostruisce in tutto o in parte il dotto escretore (il canale che porta la saliva in bocca) e genera un mucocele (o sialocele), cioè un ristagno di saliva che appare come un’escrescenza generalmente non dolorosa alla palpazione, che può essere morbida, oppure dura e granulosa, a seconda dell’estensione dell’infiammazione e del grado di ostruzione del dotto, (la saliva carica di batteri, filtrando nei tessuti circostanti, li infiamma generando la granulazione). L’animale potrebbe però manifestare dolore o fastidio quando mangia (colica salivare).

Scialolitiasi sublinguale (o ranula)

 

Cani e gatti hanno entrambi quattro ghiandole salivari per lato: due anteriori (zigomatica e sublinguale) e due posteriori (parotide e mandibolare), che infiammandosi presentano sintomi diversi. Il primo, comune a tutti, è una lieve scialorrea, che spesso però nel cane passa inosservata, mentre è più facile da notare nel gatto: si presenta inizialmente dopo i pasti, poi tende a diventare costante (il gatto ha spesso qualche goccia di saliva sulle labbra). E’ buona norma in questo caso palpare attentamente l’animale intorno e sotto la bocca e intorno alle orecchie e possibilmente ispezionare la bocca. Se si notano escrescenze strane bisogna portarlo dal veterinario.

Scialolitiasi sublinguale (o ranula): la più frequente; si presenta come un rigonfiamento sotto la lingua. Inizialmente non è avvertibile con una palpazione esterna, ma può causare scialorrea abbondante con tracce di sangue durante i pasti. Il mucocele sublinguale, se si forma, può causare gonfiore e tumefazione della lingua, con conseguenti problemi di deglutizione e respirazione.

Scialolitiasi mandibolare

Scialolitiasi mandibolare: la più pericolosa perché il rigonfiamento della ghiandola può comprimere la trachea e creare difficoltà alla deglutizione e alla respirazione. L’animale in questo caso rifiuterà il cibo e darà segni di dispnea (respira a bocca aperta). Richiede immediato intervento veterinario.

Scialolitiasi zigomatica

La più rara, causa gonfiore e lacrimazione dell’occhio.

Scialoadenite parotidea

E’ la più subdola, ma si può prendere in tempo se si interpretano correttamente i sintomi.

Prima che compaia il gonfiore (anche diversi giorni prima), si manifesta, con un’otite essudativa (perché il ristagno di saliva, anche minimo, infiamma il condotto uditivo), molto simile ad un’otite da acari: l’animale secerne un’abbondante quantità di cerume scuro, appiccicoso e  dall’odore di rancido, che tende a fuoriuscire, specialmente durante la notte e ad incollarsi al pelo alla base del padiglione.

Cane in anestesia con ghiandola salivare ostruita

Ma a differenza dell’otite da acari, il prurito è minore, l’animale non scuote la testa e se si esamina il cerume con una lente non si vedono i puntini bianchi che indicano la presenza di parassiti. Inoltre si manifesta solitamente solo da un orecchio (quella da acari invece è contagiosa e può trasmettersi anche da un gatto all’altro). Un’otite in un animale malato di insufficienza renale avanzata, soprattutto nella stagione calda, deve immediatamente allarmare.

Quando si manifesta la scialoadenite, si forma nel giro di qualche ora un’escrescenza tra la bocca e l’orecchio, che all’interno diventa gonfio e arrossato. All’esterno dell’orecchio può comparire una dermatite, con perdita del pelo, desquamazione della pelle e prurito.

In caso di mucocele, la tumefazione aumenta di dimensioni e al cerume si aggiunge un liquido giallo trasparente (una parte della saliva stagnante che risale il condotto uditivo); in animali anziani o debilitati, possono comparire dolore e febbre.

Scialolitiasi nel cane e gatto Il problema della diagnosi

La scialolitiasi è più frequente nei cani: questo porta spesso i veterinari meno esperti a non riconoscere immediatamente la patologia nel gatto.

Il mucocele parotideo, in particolare,  può essere scambiato per un ascesso, ma a differenza di questo, l’animale non accusa dolore e raramente tende a grattarsi (cosa che fa invece con l’ascesso, perché cerca istintivamente di aprirlo e drenarlo).

Altro errore possibile, è scambiarlo per un tumore, ma a differenza di questo, la scialoadenite compare nello spazio di poche ore (la saliva si forma abbastanza rapidamente).

Una pratica comune di fronte ad un’escrescenza che il veterinario non riesce ad identificare è quella di pungerla o peggio aspirarla, ma attenzione: si tratta di pratiche ad alto rischio (del quale spesso il proprietario non viene preventivamente informato) di scatenare un’infezione, con coinvolgimento del linfonodo e conseguente drastico peggioramento dell’infiammazione della parotide e dell’orecchio perché, anche con la disinfezione dell’area, possono introdurre batteri dall’esterno.

L’aspirazione in particolare, che viene eseguita con un ago di grosse dimensioni, non solo non allevia il problema (la saliva aspirata si riforma in poche ore), ma rischia di creare una lesione permanente e inguaribile nella ghiandola stessa. E’ altamente sconsigliabile effettuare anche una minima incisione della ghiandola, su un animale IRC, anziano, debilitato o immunodepresso: in questi casi è preferibile ricorrere ad un’ecografia per indagare, anche se la posizione del calcolo non è sempre individuabile. L’alternativa (più efficace ma che richiede anestesia totale), è una Tac del cranio.

 

Calcoli salivari nel cane e nel gatto Prevenzione e terapia

Il sacrosanto detto “prevenire è meglio che curare”, vale particolarmente nel caso della scialolitiasi, poiché nella medicina allopatica veterinaria, una vera e propria cura non esiste.

La terapia farmacologica consiste nella somministrazione di antibiotico e cortisone per cercare di ridurre l’infiammazione e l’infezione, ma in molti casi i benefici sono minimi o nulli, mentre gli effetti collaterali, specie su un animale affetto da insufficienza renale, sono pesanti.

Per la scialolitiasi umana esiste una terapia ad onde non invasiva (litotrissia), che però non viene applicata in veterinaria. Il solo approccio risolutivo è quello chirurgico, con la rimozione del calcolo nel migliore dei casi (per esempio in caso di ranula) o l’asportazione dell’intera ghiandola, nel peggiore: si tratta in entrambi i casi di interventi in anestesia totale.

L’asportazione della ghiandola è un’operazione lunga e molto demolitiva: statisticamente, per fare un esempio, circa il 30% degli interventi di asportazione della parotide ha come conseguenza la paralisi del nervo facciale dal lato coinvolto. Va inoltre considerato che su un animale anziano, o con un quadro renale compromesso, un’anestesia totale potrebbe essere impraticabile. Tuttavia, se il mucocele crea difficoltà respiratorie, o c’è rischio di rottura del dotto salivare, la chirurgia diventa purtroppo l’unica soluzione.

Ecco perché la prevenzione è fondamentale: nel cane, è bene evitare di creare possibili traumi alla bocca (a dispetto del luogo comune, farlo giocare con rami o bastoni è pericoloso).

Scialolitiasi nel gatto con insufficienza renale cronica

Articolo scritto da Katia Chiusino

 

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